LA CONGREGAZIONE DEL TRENTESIMO

L'oratorio con i trenta cipressi

LA CONGREGAZIONE DEL TRENTESIMO è sicuramente la più antica associazione di Settignano. La chiesetta del Vannella è sempre stata custodita da gruppi di settignanesi. Già nel 1525 si forma un sodalizio di settanta persone che si prendono cura di un "tabernaculum seu oratorium" (di un tabernacolo ovvero di un oratorio) dedicato alla Madonna del Vannella.

Un gruppo di otto "operai" - si tratta di capifamiglia - nel 1719 restaurano ed ampliano il piccolo santuario. Il 22 settembre 1729 viene istituita la "Conversazione dei lavoratori e dei bifolchi", una associazione di scalpellini e di contadini, che, fra le altre cose, costruisce la cappella di S. Cristina annessa all'oratorio.

Nel settembre del 1754 la "Conversazione dei lavoratori e dei bifolchi" diviene "Congregazione del Trentesimo" ed è questa che da allora custodisce il santuario mariano. Davanti all'oratorio, nel piccolo praticello, vi sono tuttora piantati trenta cipressi che richiamano appunto il numero dei membri della Congregazione. Inoltre, specialmente in questi ultimi anni, la Congregazione del Trentesimo si è anche dedicata alla salvaguardia delle tradizioni settignanesi con mostre che ricordino la vita e le opere dei progenitori e con manifestazioni artistiche che facciano conoscere e tenere vivo quest'angolo di mondo che la natura ed il lavoro degli uomini hanno privilegiato.

Molti si chiedono perché la nostra Congregazione si chiama "Trentesimo". Sembra infatti che se la si voleva indicare col numero dei suoi membri si poteva chiamarla Congregazione dei Trenta o in altra maniera. La spiegazione è semplice e insieme curiosa: ve la raccontiamo così come è pervenuta a noi.

Si era nella seconda metà del XVIII secolo (1700): la Cappella del Vannella era già stata costruita da oltre 30 anni e quei benemeriti settignanesi che vi avevano contribuito erano ormai passati a miglior vita o vi erano prossimi. L'edificio aveva però bisogno di essere mantenuto e curato per non ripetere ciò che era accaduto all'affresco della Madonna rimasto all'aperto col suo tabernacolo per oltre due secoli e mezzo. La devozione alla Vergine suscitò allora in alcuni compaesani la volontà di creare un gruppo di persone particolarmente devote alla Madonna che potessero dedicare un po' di tempo alla cura dell'Oratorio. Le condizioni richieste erano di appartenere alla comunità settignanese ed essere capo-famiglia.

L'inizio fu abbastanza facile: il sentimento religioso allora fortemente radicato indusse molti a rispondere con entusiasmo all'appello. Il numero degli aderenti arrivò presto alla ventina, poi a 25 e oltre, ma si bloccò a 29. D'altronde, poiché non si era stabilito quanti dovevano essere, gli organizzatori ritennero di poter chiudere le adesioni, ma la maggioranza suggerì di arrivare almeno al numero tondo, cioè a 30. Ma i tentativi di trovare un altro socio non dettero frutto sul momento: probabilmente Settignano non era più in grado di esprimere altri aderenti. Così, cerca e ricerca, aspetta e riaspetta, il tempo passava. E col tempo cominciarono a fiorire dicerie e lazzi. Si arrivò a ironizzare sull'avvenimento; questo trentesimo mancante era diventato la favola del paese, si arrivò perfino a scommettere su questo introvabile socio e così via.

A un certo punto si pensò di indire una solenne funzione al Vannella confidando che la Madonna avrebbe suggerito lei una soluzione. I preparativi per la giornata di preghiera furono febbrili: ognuno collaborava come poteva e anche il prete era occupatissimo nel predisporre le procedure liturgiche che avrebbero accompagnato il sacro rito. E a questo proposito le cronache raccontano "...eravi fra loro, da nessuno chiamato, ma spontaneamente venuto, un giovine che aiutava assai il prete nel suo andirivieni fra altare e sacristia e davasi un gran daffare nello sbrigo di varie incombenze...".

Lo statuto originale

Era questi il figlio di un bifolco del vicino contado, ma non appartenente alla comunità settignanese. Vista la volontà e la devozione mostrate da quel giovanotto a qualcuno venne fatto di chiedergli se gli fosse piaciuto far parte del gruppo. La risposta affermativa fu uno spiraglio che si aprì a tutti i presenti. Detto fatto s'improvvisò sul posto una riunione per discutere se potesse essere accolto nella nascente Congregazione un uomo non di Settignano, ma di un popolo vicino. Unanime fu l'assenso: era il trentesimo aderente che si cercava. La Madonna aveva ancora una volta fatto il miaracolo. Il numero di 30 era finalmente raggiunto e quindi la Congregazione completa. Correva l'anno 1754.

Quella che allora sembrò un'eccezione venne in seguito codificata nello Statuto che 38 anni dopo (1792) suggellò la sacra Istituzione. Vi si legge infatti: "...gli aderenti siano lavoratori di terre, non abbiano più di 40 anni, stiano nel popolo di Settignano o in altro popolo, ma dei più vicini al medesimo, siano di buoni costumi e di buon natale, siano Capi di Casa e, non essendo, chiedano il consenso di esso". Fu forse per questa tribolata gestazione che tutta Settignano da allora cominciò a chiamare quegli uomini "quelli del trentesimo" e l'appellativo è rimasto nei secoli.