L'ORATORIO

Facciata dell'oratorio

La chiesetta, o oratorio, del Vannella è una costruzione che evoca subito memorie d'altri tempi per la semplicità delle sue linee, gli stipiti in pietra del portale, le piccole finestre rettangolari sui lati.

Entrando, in una penombra sommessa che chiama al raccoglimento, l'occhio del visitatore non può non cadere sull'immagine della Vergine col bambino che troneggia sopra l'altare. É la Madonna del Vannella, un antico tabernacolo che fino ai primi decenni del Settecento si trovava all'aperto, lungo la strada che gli scalpellini settignanesi percorrevano per andare a lavoro nelle vicine cave di Maiano e di Trassinaia. E furono proprio loro che lo vollero erigere lì, a devoto ricordo di un'apparizione, si dice, avvenuta a una certa Giovannella (da qui il nome "Vannella") che in quei pressi pascolava le sue pecore.

Il dipinto è stato ora restaurato, ma il lungo tempo trascorso all'aperto ha lasciato purtroppo le sue indelebili tracce. Lo si attribuisce al Botticelli giovane (leggi il documento dell'attribuzione). Il restauro ha riportato alla luce i tratti essenziali del dipinto ed i suoi colori originali, anche se molti particolari sono andati perduti.

Non solo, ma sotto l'affresco, al momento del distacco per il restauro, è stata rinvenuta una bellissima sinopia che è ora collocata sulla parete dirimpetto all'altare ben visibile in alto sulla destra di chi entra.

Interno dell'oratorio

Alle pareti della cappella lapidi funerarie d'antica data ricordano i vari benefattori che per fede o per "limosine" elargite all'oratorio furono lì sepolti. Listelle di marmo sul pavimento, con nomi incisi, ne attestano l'inumazione.

Ai lati dell'altare, sopra le due porticine di legno (ora rifatte tali e quali alle originali asportate dai ladri) si possono ammirare due bellissimi medaglioni in cotto raffiguranti a sinistra Santa Cristina, a destra San Rocco, opere del settignanese Giovacchino Fortini, anch'essi ora restaurati.

Sotto l'altare un'iscrizione indica il 1719 come data di costruzione della cappella e dell'inglobamento del vecchio tabernacolo.

Al centro del soffitto un pregevole cartiglio ben conservato rappresenta l'Incoronazione della Vergine.

Cappella di Santa Cristina

Sul retro della cappella, oltre le due porticine, si entra nella cappella di Santa Cristina, a lei intitolata quale protettrice dei campi e delle messi, sul cui altare un quadro (anch'esso restaurato) raffigura il martirio della Santa: opera anche questa di un pittore settignanese dell'epoca, Giovanni di Simone Masoni. Al centro della cappella si può vedere ancora sul pavimento una botola in pietra attraverso la quale, in uno stanzone sottostante, allo scopo creato, venivano inumate le salme dei Confratelli del Trentesimo che ne avessero fatta espressa richiesta.

Fra le due cappelle, sulla destra, si può visitare l'angusta, ma graziosa, sacrestia nella quale esistono ancora una pila in pietra per l'acqua santa, un pregevole lavabo in marmo ora risistemato alla meglio dopo i danni causati nel tentativo di asportarlo e il vecchio Statuto della Congragazione.

Il Vannella è tutto qui, raccolto in quattro mura, ma con un carico di storia che abbraccia generazioni e generazioni di settignanesi, tuttora gelosi delle loro tradizioni e dei loro numerosi artisti le cui opere sono sparse un po' ovunque in Italia e nel mondo.